Formazione: il Trentino-Alto Adige è tra le regioni più virtuose

Formazione: il Trentino-Alto Adige è tra le regioni più virtuose

Lun, 19/03/2018 - 11:29
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È quanto emerge dall’approfondimento dei dati del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con Anpal.

ALTO ADIGE Nel 2016 il 34,6 % dei dipendenti in Trentino-Alto Adige ha potuto aggiornare le proprie competenze partecipando a corsi di formazione. Con questo la regione si posiziona al secondo posto dopo il Friuli-Venezia Giulia (35 %). Il Nord presenta percentuali di imprese formatrici superiori alla media nazionale (33% al Nord-Est e 29,7% al Nord-Ovest), mentre il Centro si ferma al 25,4% e il Sud al 21%.

In Italia sono quasi 366mila le imprese dell’industria e dei servizi con dipendenti (pari ad oltre una impresa su quattro), ad aver investito nella formazione del personale. Rispetto all’anno precedente, l’erogazione della formazione aziendale del 2016 fa registrare un incremento in termini di dipendenti coinvolti nei corsi, ma rispetto al 2011 il numero è in discesa.

Più è grande l’azienda, maggiore è la possibilità che metta in atto iniziative formative per i propri dipendenti: la probabilità di ricevere formazione in un’impresa con più di 500 dipendenti è circa quattro volte superiore all’analoga probabilità in un’impresa con meno di dieci dipendenti. Il 73 % del personale partecipa a corsi di aggiornamento, mentre la restante parte dei corsi è destinato ai neoassunti o sono volti all’acquisizione di competenze per funzioni completamente diverse.

Il settore industriale nel suo complesso mostra maggiori necessità di tenere aggiornate o “upgradare” le competenze del proprio personale. Nel 2016 l’incidenza delle imprese formatrici si attesta al 32,3% per l’industria ed è pari al 24,3% per i servizi. All’interno dei settori, però, la differenza di approccio è notevole: si va dal 54,4% dei servizi finanziari e assicurativi, al 45,8% delle industrie chimiche e farmaceutiche e al 45,6% della sanità, assistenza sociale e servizi sanitari.

L’impegno in attività formative è uno strumento per permettere alle imprese di rispondere anche alla cosiddetta skill obsolescence, un fenomeno intensificato anche dalla diffusione delle tecnologie digitali. Una strategia che può avvalersi anche dei fondi previsti dal Piano nazionale Impresa 4.0, che prevede un credito di imposta per le attività formative volte ad acquisire conoscenze in ambiti specifici (Big data, Internet of things, Cyber security, ecc.).

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