Non temere il rischio

Non temere il rischio

Gio, 01/02/2018 - 09:11
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Giancarlo Podini, classe 1927, è presidente onorario di Podini Holding Spa, un gruppo che opera nei settori alimentare, dell’energia, immobiliare e di consulenza, con sede a Bolzano. L’8 gennaio 2018 ha ricevuto il premio “Imprenditore dell’anno” dal gruppo Facebook #Bolzano in Comune.

Com’è nata la Podini Holding?

Fin dal Settecento la mia famiglia aveva un caseificio in Lombardia, che fu chiuso quando mio padre e i suoi due fratelli partirono per il servizio militare, durante la Prima Guerra Mondiale. Rientrati a casa, i tre Podini fondarono una società per vendere burro e formaggi: la “Oreste Podini”, con altri soci. Mentre i soci rimasero nel lodigiano, i miei parenti si trasferirono in Trentino-Alto Adige, con l’idea di istituire un nuovo centro di commercio.

Quali furono i suoi primi incarichi nell’azienda di famiglia?

Iniziai da ragazzino a fare piccole consegne per conto di mio padre, ci tenevo ad aiutarlo. In giovinezza, la mia famiglia insistette affinché abbandonassi gli studi di ingegneria per iscrivermi a economia. Ingegneria era la mia passione, così per reazione mi misi a lavorare: vendevo la merce dell’azienda, che nel frattempo aveva allargato la gamma di prodotti a tutti gli alimentari.

Riprese mai gli studi di ingegneria?

No, anche se avrei voluto: dopo la laurea in economia diventai commercialista e seguii in via informale l’amministrazione dell’azienda. Mi accorsi che il settore di Lodi non era redditizio, così convinsi mio padre a non rinnovare il contratto coi soci di Lodi che se ne occupavano. Per qualche anno fui giornalista nella redazione di Bolzano del quotidiano “l’Adige”.

Come arrivò alla guida della Podini?

Con la morte di mio padre, nel 1961, proposi al resto della famiglia di occuparmi personalmente dell’azienda. Il mondo commerciale era cambiato: bisognava restare al passo coi tempi, altrimenti la concorrenza ci avrebbe superato. Volevo rinnovare completamente l’attività, ma mi trovai di fronte a un ostacolo: i miei zii desideravano mantenere la procedura tradizionale. Non trovando soluzione, dissi che avrei rinunciato alla società, lasciando loro la completa gestione. Non accettarono e l’azienda rimase a me. In seguito la società venne potenziata con l’entrata dei miei due fratelli più giovani.

Quali novità apportò all’azienda?

Trasferii subito la sede fuori città. Affittammo un capannone a Settequerce e lo organizzammo secondo le esigenze moderne. Nessuno a quei tempi valutò positivamente la nostra decisione, ma nel nuovo spazio riuscimmo a razionalizzare organizzazione e distribuzione dei prodotti. Non solo: fummo noi a introdurre la formula del “Cash and carry” in Alto Adige: i negozianti si rifornivano autonomamente, pagando in contanti. Questo sistema garantì liquidità all’azienda permettendoci di costruire altri immobili, destinati a supermercati. Istituimmo anche il consorzio volontario in Alto Adige, un’affiliazione di commercianti, cui ogni settimana proponevamo un’offerta speciale di prodotti, esercitando di fatto controllo sul mercato.

A cosa si ispirò per questi cambiamenti?

All’estero queste innovazioni erano già una realtà: le adattammo semplicemente al nostro mercato. Ad esempio, avevo già visto la formula del “consorzio volontario” in un paio di magazzini in Austria che avevo visitato.

Che qualità dovrebbe avere un imprenditore?

Che mantenga la parola data e sappia appassionarsi al lavoro. Ho sempre messo il cuore nell’azienda, non lavoravo solo per profitto ma anche per fare qualcosa di utile. Essere un imprenditore è molto faticoso, nulla si ripete allo stesso modo.

Qual è la parte più difficile?

Prendere di volta in volta le decisioni giuste, dopo un’analisi della situazione. Con il computer fare le analisi è più semplice, prima si andava solo a occhio e a memoria. Quando facemmo questo salto, istituendo un centro di elaborazione dati in azienda, superammo la concorrenza.

Che consigli dà ai suoi tre figli, che hanno intrapreso la sua stessa strada in Podini Holding, e ai suoi nipoti?

Do loro l’esempio, perché è quello che convince. Poi, ho sempre visto con favore che i miei figli introducessero novità nell’azienda. Preferisco che lavorino in autonomia, piuttosto che entro rigidi binari prestabiliti, ma ci tengo anche che la società resti unita e che si confrontino sempre.

Come trascorre il suo tempo libero?

Vado in ufficio e leggo i giornali. Mi piace aiutare chi mi chiede un consiglio, questo l’ho sempre fatto. Spesso ragiono coi miei figli delle loro idee, lo ritengo fondamentale: ogni lunedì ci riuniamo nel consiglio di famiglia, cui sovente partecipano anche altri dirigenti.

Come giudica la sua carriera?

Non ho mai affrontato la mia vita con l’idea di fare carriera. Giudicandola a posteriori, ho rischiato molto. Però, laddove le mie intuizioni si sono rivelate corrette, lì ci sono le mie soddisfazioni. Vuol dire che quelle scelte, che feci anni fa, andavano proprio fatte.

Credits
Podini Holding