Il 16 % delle famiglie altoatesine vive in povertà reddituale

Il 16 % delle famiglie altoatesine vive in povertà reddituale

Ven, 23/02/2018 - 14:30
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È quanto ha scoperto l'Istituto promozione lavoratori (IPL) analizzando insieme all'Istituto di ricerca sociale Apollis i dati rilevati nel 2015 della società Michael Gaismair.

ALTO ADIGE Nonostante un mercato del lavoro e un livello occupazionale in crescita e un elevato clima di fiducia dei lavoratori, la ricchezza prodotta in Alto Adige non arriva in tutte le tasche dei lavoratori, perché un'occupazione non è un'assicurazione contro la povertà. Infatti in Alto Adige il 16 % di tutte le famiglie vive in povertà reddituale nonostante almeno un componente sia impiegato. È quanto ha scoperto l'Istituto promozione lavoratori (IPL) analizzando insieme all'Istituto di ricerca sociale Apollis i dati rilevati nel 2015 della società Michael Gaismair. Per l'indagine è stato utilizzato un campione di 1.228 famiglie. In Alto Adige le famiglie a rischio povertà da lavoro hanno difficoltà nell'affrontare le spese essenziali connesse ad una vita dignitosa: il 43 % rinuncia a fare anche solo una vacanza all'anno, il 38 % non riesce ad affrontare spese superiori ai 1.000 euro e il 13 % non può permettersi di acquistare un pasto completo ogni due giorni. Il fenomeno – oltre ai problemi per quanto riguarda gli acquisti – contribuisce a un malfunzionamento del mercato del lavoro, problemi nell' inserimento sociale, problemi di salute e prospettive di lavoro precarie anche in futuro.

«Questo fenomeno in Alto Adige si registra in tutti i settori. Nel settore pubblico ci sono condizioni lavorative migliori che in quello privato. La quota più alta degli occupati con famiglie a maggior rischio povertà in Alto Adige si riscontra nell'agricoltura (47 %)», spiega il ricercatore dell'IPL Friedl Brancalion. Seguono il settore alberghiero e l'edilizia (25 %), il commercio (23 %), i servizi privati (21 %) e la sanità.

I fattori che incidono sulla povertà da lavoro sono molteplici: sottoccupazione, sottoretribuzione o troppi componenti familiari a carico. Inoltre incidono anche fattori individuali come l'età, l'affitto, il livello d'istruzione e modo di occupazione (contratti determinati, collaborazioni a progetto o apprendistato).

In Italia le famiglie a rischio povertà sono oltre 2,2 milioni, tra questi soprattutto le famiglie residenti al Sud, gli stranieri, gli impiegati in piccole imprese ed i giovani sotto i 30 anni. I settori dove l'incidenza di working poor è piuttosto elevata sono l'agricoltura (39,3 %), le attività artistiche e servizi alla persona (35,4 %), alloggio e ristorazione (25,3 %) e costruzioni (24,4 %). Tra le professioni spiccano: venditori ambulanti, braccianti agricoli e lavoratori non qualificati, addetti all'assistenza e gli addetti alle pulizie. La povertà nonostante un lavoro retribuito è una sfida per tutta l'Europa che deve essere affrontata da parte dei governi insieme alle parti sociali. Gli Stati devono prendere in considerazione non solo che le persone devono avere un lavoro ma anche un reddito sufficiente.

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