Motivazione: l'importanza dell'ambiente lavorativo giusto

Motivazione: l'importanza dell'ambiente lavorativo giusto

Mer, 16/05/2018 - 12:10
Posted in:

Un'intervista con il consulente Albert Nöbauer.

 

Albert Nöbauer ha studiato teologia e psicologia e ha una formazione in ambito terapeutico. Oltre alla sua attività di coach per dipendenti e dirigenti spesso è anche relatore ai corsi come all'Accademia Nikolaus Cusanus a Bressanone e a diversi eventi. Ultimamente è stato invitato come referente all’evento Forum dell’Alto Adige. Nell'intervista spiega come possono essere motivati i propri dipendenti.

Spesso i dipendenti sono motivati. Affinché questo non cambi è richiesto il contributo del dirigente?

La motivazione non è uno dei compiti principali della dirigenza, perché una risorsa normalmente è motivata. Il compito del capo è creare le condizioni in modo che la motivazione possa esistere, svilupparsi e mantenersi.

Come dovrebbe essere l'ambiente lavorativo?

Questo dipende dalla personalità della dirigenza, se è autoritaria, participativa o carismatica e dall'attività svolta. In generale si può parlare di tre motivazioni che il dipendente di solito ha: in primo luogo il legame, questo significa che vuole appartenere al gruppo. Inoltre ogni persona - se viene trattata con stima - svolge un buon lavoro e migliora le proprie prestazioni. In terzo luogo nessuna persona vuole essere screditata o che il suo lavoro venga messo in dubbio. Per questo deve essere creato un ambiente nel quale la motivazione può esistere. Le parole d'ordine quindi sono stima, attenzione e riconoscimento. Se la dirigenza è in grado di motivare allora è una dirigenza sana e buona. In aziende spesso il secondo piano di dirigenza è fondamentale per l'entusiasmo e la volontà di svolgere bene il proprio lavoro.

Un dipendente è motivato quando viene stimato, riceve attenzioni e viene riconosciuto. Possono anche aiutare prestazioni di welfare?

Possono essere considerate come degli extra, ma hanno un effetto solo a breve termine. Possono essere anche contraproduttive, perché i dipendenti si abituano molto velocemente ai bonus. Queste prestazioni monetarie possono quindi far sorgere più costi che benefici.

Cosa demotiva i dipendenti?

Il dirigente deve costruire interazioni che portano a risultati e organizzarle in modo che i dipendenti escano rafforzati e con un orientamento chiaro dall'incontro. Questo significa che il capo ritiene il dipendente capace di svolgere il suo lavoro. Purtroppo spesso accade che il collaboratore esce da un incontro frustrato, si sente umiliato e intimidito. Se un capo si impegna a rendere questi colloqui costruttivi, allora è a un buon punto. È importante non ripetere al dipendente i suoi errori, ma concentrarsi sui punti di forza. Per poter far bene il suo lavoro il capo ha bisogno di forza mentale, emotiva e fisica. Non solo il suo comportamento è importante, ma anche quello che prova all'interno.

Lei ha parlato di orientamento. È importante dare ai dipendenti un feedback regolarmente?

Naturalmente è importante accorgersi di quello che i dipendenti fanno. Un incontro giornaliero però spesso non è possibile. Ci vuole anche la responsabilità di ogni singolo e il feedback non deve essere necessariamente verbale. Spesso anche solo uno sguardo incoraggiante o un gesto amichevole sono già un feedback. È necessario intervenire quando accadono anomalie o quando il dipendente svolge un ottimo lavoro. È sufficiente che la dirigenza pensi in modo costruttivo, si comporti in modo gentile e dia forza.

Anche i dipenti dovrebbero motivarsi?

Sono convinto che ogni risorsa è motivata a lavorare bene e a fare passi in avanti. Se un dirigente è capace a motivare i propri dipendenti riesce a portarli avanti. Una persona che non è disposta a progredire non può essere stimolata neanche dagli altri. Chi non è motivato è al posto sbagliato, con la persona sbagliata o non ha un giusto atteggiamento.

Cosa significa non avere il giusto atteggiamento?

Per esempio una persona giovane che ha un atteggiamento positivo nei confronti della vita potrebbe comunque non essere motivata a lavorare bene, perché viene solo trattata come lavoratore e non come persona. È anche possibile che qualcuno si convinca, perché ne ha fatto l'esperienza, che lavorare bene non conviene e che porta solo a pressione e a sovraffaticamento. Questo può portare a fare il meno possibile. Queste risorse spesso sono difficili da motivare, perché hanno un atteggiamento negativo. Un albergatore una volta mi ha detto che quando assume qualcuno conta il sorriso. Tutto il resto può essere appreso in corsi di formazione.

 

 

Credits
Kurt Kaindl/Thomas Purwitzer